Un Tweet per Franceschini

Come ha detto il Ministro della Cultura in carica, e pro tempore, Dario Franceschini, con una equazione che neanche Joseph Goebbels si sarebbe mai sognato di formulare, il mondo dello spettacolo “non capisce la gravità del problema”. Il che equivale a dire: “questi giullari e accattoni, che stanno sempre a lamentarsi, si permettono di criticare aspramente le nostre decisioni per un inutile capriccio di un’attività superflua”! Come “superfluo” hanno definito il mondo dello spettacolo altri autorevoli colleghi di governo del Ministro.

Questa, appunto, l’equazione. Se noi, illuminato governo, chiudiamo i teatri, i cinema, i ristoranti, ma teniamo aperte le chiese, e i musei, è perché noi sappiamo cosa succede veramente, mentre voi non capite un c…!

La presunzione di Franceschini, poggiata sulla convinzione che chi ha giustamente e preventivamente protestato contro la chiusura dei teatri non capisca nulla, è pari all’arroganza ignorante (nel senso che ignora) che gli permette di dire questo. Sono tutti degli ignoranti (nel senso che ignorano), a dire del ministro, quelli che hanno chiesto o protestato di non chiudere: dal Maestro Riccardo Muti ad Andrée Ruth Shammah, da “Cultura Italia” alle decine e decine di migliaia di lavoratori dello spettacolo, ai quali va dedicato da questo governo lo stesso gesto che il personaggio di Alberto Sordi, ne I vitelloni di Federico Fellini, dedicava a bordo della decappottabile a quegli uomini curvi al lavoro lungo uno stradale di campagna. “Lavoratori… prrrrrrrr!”

Il ministro risponde con un Tweet e un video messaggio a questi ignoranti facinorosi, nel quale si arrampica sugli specchi, e si vede, rispondendo stizzito e nervoso, vieppiù quando afferma, rivolgendosi al popolo dei giullari ribelli, “L’abbiamo fatto per ridurre la mobilità!”. E lì giù risate amare.

Ma come, per il signor ministro, davvero oltre ad essere ignoranti i suoi spontanei oppositori sono anche imbecilli? Davvero può pensare, e accusare gli altri di non farlo, che il flusso di persone che in questo momento si muove per andare a teatro, sia di gran lunga più nutrito e senza controlli di quello dei negozi di abbigliamento, calzature, librerie, profumerie, e accessori durante il giorno, o quello dei musei o aree archeologiche, bus, aerei, tram ecc. che giustamente devono restare aperti ed attivi?  Davvero può pensare, ed accusare gli altri di non farlo, che i lavoratori dello spettacolo non siano preoccupati del contagio e non rispettino le necessarie regole di contenimento?

La mobilità di cui parla il ministro è nei teatri come nei cinema e nei ristoranti controllata fino all’eccesso, e questo ormai è stato verificato. Ma per il Governo attuale no, è quella più pericolosa, dove il rischio di contagio risulta più elevato.

Con lo stesso “dolore” con il quale l’inquilino di Via del Collegio Romano ha esordito nel suo Tweet, viene spontaneo rilevare che egli ha dimostrato non solo di non sapere  tutelare l’arte, la cultura e lo spettacolo dal vivo di cui è Minister (servitore), ma tartufescamente se ne è fatto scudo per denigrare con sprezzo chi della meravigliosa missione del teatro ha fatto lo scopo della propria vita, morendone ora per mano altrui.

Probabilmente qualche suo potente Boiardo, posto a fungere da Segretario Generale, che da decenni governa il teatro italiano traendone privilegi solo per sé, nella sua luciferina malizia avrebbe dovuto consigliarlo di essere più energico, ed anche più furbo, al tavolo del Governo, ed impegnarsi a difesa del settore anche a costo del suo stesso ruolo, ma, si sa, le favole ai tempi nostri hanno il sapore delle barzellette.

Eppure un gesto, un solo gesto,  il Ministro avrebbero potuto compiere per farsi sentire più vicino al settore di cui è massimo referente istituzionale, salvando la faccia ed evitando la solita promessa di soldi a mo’ di elemosina, che purtroppo andranno a rimpinguare il comparto laddove ce ne sono già tanti e che questa crisi ha, vedi Teatri Pubblici e Teatri Lirici, maggiormente sostenuto a discapito di decine di migliaia di soggetti che sostengono il cuore del settore teatrale col solo impiego della loro energia e della loro forza.

Un gesto che avrebbe scosso il paese e avrebbe restituito a lui una dignità istituzionale persa in un solo Tweet. Un nobile gesto di coraggiose dimissioni che sarebbe servito, e può ancora servire se volesse farlo, anche ai suoi sordi colleghi di Governo. 

Un collega dello stesso partito del Ministro Franceschini, forse da lui non troppo amato, ebbe a scrivere qualche anno fa, proprio in un Tweet, un amaro addio: “C’è molta gente che dovrebbe scusarsi per gli errori tragici che ha compiuto. Io mi sono dimesso, che è molto di più”.

Bisogna riconoscerlo, altri tempi, altra stoffa.

@ Giuseppe Dipasquale

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