L’altalena della furbizia

Bisogna imparare la furbizia ebbe a dire,  Monsieur de Talleirand, all’indomani di quel 1815. E che il suo pensiero non corresse proprio a Napoleone, non ne sono del tutto certo. Ma di furbizia, di furbi, le epoche sono prodighe, quanto avare restano, ancor oggi, di oculati esegeti del mondo.

Forse gli artisti, gli attori, nella loro continua denuncia del falso, possono con diritto condannare quell’infallibile verità che li colloca allo stadio più alto della furbizia. Lo si può imparare da un grande attore ormai dimenticato;  Io conosco la verità – ebbe giorno a dire  Edmund Kean – ma non sono certo che la verità conosca me!  

Ma se il gioco è soltanto verbale, furbizia e verità non sono che la faccia di una stessa medaglia, senza la quale l’una non dà valore all’altra, almeno in quest’epoca.

Ora, l’epoca delle furbe verità regna su di noi come la notte dei tempi regna eternamente sulla morte. Eppure esiste una speranza, ed è quella che il dolore per il disastro del mondo, proprio quando riusciamo a farlo nostro e a percepirlo, possa opporsi al suo dilagare, e, in un tempo fittizio come questo dove la coscienza degli uomini è così evanescente, far risorgere la verità a discapito della furbizia bloccando il pendolo della sua altalena.

@Giuseppe Dipasquale

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