Baddisti e colonnisti

S’ode a destra uno squillo di negazionisti, a sinistra risponde quello degli affermativisti, D’ambo i lati calpesto rimbomba/Da cavalli e da fanti il terren.

Una cosa è certa, se non si morirà di Covid19, si morirà di disputa sulla conseguente pandemia.

Come ogni argomento ed accadimento epocale che si rispettino, anche il male dell’anno, la peste del terzo millennio, ha destato nei cuori e nelle lingue il risorgente spirito della controversia, nella quale gli uni negano, disperatamente negano, e gli altri affermano, disperatamente affermano.

In mezzo nessuna virtù. Solo storia continua, che si ricicla e ci vede impaniati sempre al solito punto di partenza. Quella storia del continuo chiacchiericcio sul nulla e sul niente, italica e popolare insieme, vissuta già nel secolo scorso quando, in tema di colera, vergato dalla penna di un grande del Teatro Mediterraneo, tal Nino Martoglio, si schieravano su opposte posizioni i “Baddisti” e i “Colonnisti”.

Due partiti, disposti in opposte ed agguerrite fazioni, capitanate dai personaggi di Don Procopio ‘Mpallaccheri da un lato, colonnista, e Don Cocimu Binante dall’altro, baddista, che scoccavano arricciate guerre di lingua per affermare, il baddista, che il colera è frutto di polpette avvelenate distribuite dal governo, al fine di negare la poco convincente teoria difesa strenuamente dal colonnista che affermava apoditticamente come il male si diffondesse per le correnti d’aria.

Opinioni, pareri, convinzioni, interpretazioni soggettive, senza nulla di scientifico dall’una e dall’altra parte, ma certe nella loro dimostrabilità quanto il postulato sulla teoria del tutto.

Guerra di numeri anche: “ci sono settemilanovecentoquattro nuovi contagiati”, squillano da una parte! “Non è vero, ci sono sessantamilioniduecentotrentaseimilasettecentotrentacinque non contagiati” rispondono allo squillo dall’altra!

La solita storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Ma sempre bicchiere è, verrebbe da dire, né pieno pieno, né vuoto vuoto! In mezzo la realtà vera di vivi e di morti, di cittadini e lavoratori comuni, che come ciechi nella parabola di Breughel vagano cercando di intuire il terreno meno insidioso da calpestare.

“Che epoca terribile quella in cui degli stolti guidano dei ciechi”, grida una battuta del Lear.

Ed in verità oggi è difficile stabilire chi siano gli uni e chi siano gli altri. Chi, nella disperata prospettiva di perdere il lavoro o di chiudere un’attività chieda allo stolto, o al cieco, che fare. Chi, nella disperata pianificazione di contenere o debellare il virus, imponga al cieco, o allo stolto, i necessari lockdown, l’opportuno coprifuoco, le precauzionali chiusure anticipate, o le obbligatorie quarantene forzate, con lo stesso cimento dell’illusionista che tenta di imprigionare l’acqua dentro una bolla d’aria.

Il rebus della verità è oggi pari a quello della farlocca fantasia, o, come direbbe più propriamente col suo eloquio del popolo forbito, ma analfabeta Don Procopio ‘Mballacheri: “Povira terra di scecchitudini!… Fa cchiu danno l’ignoranza di chiddu chi po fari un terrimoto di ballerini!”

@Giuseppe Dipasquale

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