L’interstizio del sudiciume

Esiste un luogo dell’esistenza umana che io ho imparato a chiamare così: l’interstizio del sudiciume! 

Non è il luogo dei cattivi, dei briganti e degli assassini che, per quanto deprecabili, allocano in spazi del vivere comune il più delle volte visibili e, se volete, quasi comuni a quelli delle persone cosiddette per bene.  E’ altresì il luogo dove si rintanano e dimorano stabilmente gli untori di professione. Perché di professione si tratta, non remunerata, né inquadrata dalla disciplina giuslavorista, pur tuttavia organizzata in attività costante e quotidiana come un vero e proprio lavoro.

Che fa l’untore di professione? Per compensare il vacuo della propria disperata nullità, prende di mira qualcuno e lo inizia a ungere: di infamie, di illazioni, di allusioni, di calunnie, di giochini al massacro eccetera. Affinché una di queste macchie, di fatto inconsistenti, con procedere ad insistenza, si attacchi sulla giacca del malcapitato, o della malcapitata, come un indelebile sfregio reso certo dal conforme consenso complice degli altri sodali untori. Voi vi chiederete, quale possa essere lo scopo di tale affaticante e inutile per il genere umano azione malevola? La risposta è palmare: rimpolpare di sudiciume l’interstizio della vita dove gli untori hanno deciso di prendere residenza. Nel nero dell’opacità, la loro identità sarà ben al sicuro dalla luce che, se dominasse il loro mondo, potrebbe smascherare la totale e assoluta inconsistenza e inadeguatezza del loro essere. 

@Giuseppe Dipasquale 

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