Elogio del Cretino

Quello che scriverò appresso. Non vuole essere insulto verso niuno, ma mera constatazione dello stato dell’essere dell’uomo (inteso come essere umano) contemporaneo.

E’ già stata acclarata l’etimologia poco complessa del termine, e non spenderemo altre parole per ripeterla qui, come se saperne l’origine emendasse la qualità dell’uso che comunemente se ne fa. Dirò soltanto che tratterò non certo di quella che viene definita patologia con cause di ipotiroidismo congenito, ma della forma fenomenologica che attanaglia un gran numero di individui in grado, potenzialmente, di formulare pensieri e giudizi.

Cinque sono le specie sotto cui si può classificare il cretino: Cretino irresistibile; Cretino sopportabile; L’astuto cretino; Il Cretinetti; Il Cretino.

Esiste una tipologia di individuo che produce anche un irresistibile fascino della sua cretinaggine: volutamente sciocco, ma divertente, banalmente arguto, fanciullescamente giocoso, dannatamente semiserio. I casi si trovano a decine nella letteratura e nel teatro.  Dal “vieni avanti cretino” di Ciccio e Bebè De Rege, al Mr. Bean di  Rowan Atkinson, al Nicolò Righi di Bernard Blier in “Amici miei” di Monicelli e Germi, per citarne solo alcuni. Cretini irresistibili con i quali passare giornate memorabili, che ti porteresti anche in vacanza e a cui non puoi non volere bene tanto il loro talento cretinogeno è un toccasana contro la depressione della vita moderna. Il Cretino irresistibile non è affatto pericoloso.

Poi c’è il Cretino sopportabile. Figlio della schizofrenica vacanza del lume della ragione, si attesta in quella zona dell’essere e dell’apparire che lo rende più simile alle persone intelligenti: parla poco, perché non ha molto da dire e non perché stia pensando, interviene a tempo con massime che hanno solo la funzione catartica di depotenziare il discorso dalla sua naturale pericolosità alla serietà, parla solo per luoghi comuni. Esempi diffusi si trovano anche nei social, ma non sono dannosi, possono solo procurare fastidi superabili.  

L’astuto Cretino è un caso limite che può procurare effetti indesiderati che nuocciono alla salute mentale collettiva. Deriva da una mutazione genetica di prototipi illustri che impersonavano ad arte la fisionomia dello sciocco furbo, vedi l’ Arlechin Batocio, orbo de na recia e sordo da un ocio, ma che nella vita contemporanea ha perso la scanzonata giovialità del Pappus ed è diventato una potenziale piaga dell’umanità. I centri di potere ne sono ormai pieni.

E ancora più giù: il Cretinetti, che va diventando un esercito. Questi mette in moto, sempre a sproposito, il suo motore a doppia moralità: difensore dei peggiori individui di dubbia onestà, ma pronto a dar tromba alle flatulenze di untori interessati solo per il gusto di infangare chi gli sta antipatico. E’ lo strumento dell’intelligenza perversa, ignaro di ciò che dice, ma obbediente al Pensiero che lo sovrasta, guida e governa. Un vero cancro della società.

Ed infine vi è il Cretino, contro cui nulla si può. E’ un male assoluto, non esiste rimedio alcuno e non può essere sconfitto. Da lontano lo scambieresti per una persona anche saggia e intelligente, da vicino rivela tutta la sua pericolosità. Un proverbio siciliano lo ritrae perfettamente: ‘Quantu dannu fa nu cretinu, mancu u porcu ‘nta nu jardinu’. L’unico antidoto possibile? Togliergli parola e saluto anche a danno della cordialità.

@Giuseppe Dipasquale

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