Quer pasticciaccio (brutto) de Via de’ Barbieri

“Ma il fattaccio era l’effetto di tutta una rosa di causali che gli eran soffiate addosso a molinello (come i sedici venti della rosa dei venti quando s’avviluppano a tromba in una depressione ciclonica) e avevano finito per strizzare nel vortice del delitto la debilitata «ragione del mondo». Come si storce il collo a un pollo.”

L’avrebbe a considerare ancora così, il Carlo Emilio, questa brutta vicenda che ci vien posta, posto che risponda al vero, dalle pagine del “Tempo” di Roma?

Il fattaccio sembra davvero incredibile. Uno stimato regista, pescato fuori sacco in un bando per l’assegnazione del posto e pel ruolo di Direttore in uno dei più importanti Teatri Nazionali, è alluso oggi di essersi macchiato nientepopodimenoché di “affidamenti senza bando pubblico sopra la soglia dei 40mila euro”. 

I fatti, anzi i fattacci, partono da lontano. Un giorno di due anni fa, il più grande teatro della Capitale, apre un bando per “Manifestazione di interesse di carattere non vincolante per l’individuazione del Direttore del Teatro di Roma”. Molti si presentano, ma non arrivano, perché viene valutato inutile l’elenco di chi aveva manifestato l’interesse, com’è invero ormai prassi tutta italiana per questa finzione reiterata di fare bandi e mostrare, con buona pace della Glasnost, che i Direttori si scelgono non come atto fiduciario di un organo di controllo, qual è un CdA in un teatro pubblico, ma come scientifica valutazione di prerogative. Inutile e anche, forse, privo di personalità di spicco. Pertanto si tira fuori dal cappello il nome di un outsider per il ruolo che era stato di Enriquez, Scaparro, Carriglio, Ronconi, Lavia.

Bene, si dirà, il bando non era vincolante, e il CdA poteva decidere in autonomia. E’vero. Ma perché fare un bando, allora? Ma questa è storia vecchia, avvenuta nell’alveo di una legittima scelta. Avrà pensato il buon Barberio alle parole del Carlo Emilio del Pasticciaccio? “La notizia non parve scoterlo più che tanto. Forse il sonno, la stanchezza di quelle notti di treno. Pareva propio che stasse co la capoccia per aria, da nun sentì nemmanco quello che je diceveno.

Meno legittima sarebbe sembrata ai più la possibilità normativa per il nuovo Direttore Giorgio Barberio Corsetti di potere ricoprire quella carica. Non per mancanza di meriti artistici, ci mancherebbe, ma perché in Italia dal 2015 c’è una legge, detta comunemente legge Madìa, che esplicita chiaramente – purtroppo dico io – il divieto di attribuire incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. Ovvero se sei un artista o un manager in pensione non puoi fare per legge il Direttore di un teatro pubblico, salvo alcune deroghe di corto respiro. Barberio è in quiescenza all’atto della nomina, ma tutto passa liscio e nessuno, meno che meno dal Ministero, solleva il caso. Quello stesso Ministero che qualche anno prima, sempre sul glorioso Teatro de Via de’ Barbieri aveva perpetrato un altro fattaccio ai danni dell’attuale Direttore Generale del Dipartimento Spettacolo dal Vivo del Mibact, Onofrio Cutaia, nominato e poi dismesso perché non rispettava i parametri di una disposizione normativa della P.A.  Questa volta, invece, fatta la legge Madìa, si sa, trovato l’inganno. E va bene, anche questa è storia vecchia, ormai.

Qualche mese fa, prima che il Covid19 si abbattesse su di noi, il Direttore viene invitato a rassegnare le deleghe al Presidente del CdA Emanuele Bevilacqua, editore, scrittore, docente universitario e giornalista,  e la carica di Direttore rimane in mano a Bevilacqua che riserva a Corsetti, pare con aumento compensativo di stipendio, quella di Consulente Artistico. “Annamo bene!”

Ora, anche qui, perdonate l’inutile bizantinismo, una mente non contorta si chiederebbe: ma non esiste una legge (la stessa forse per la quale fu bloccata la nomina di Cutaia nel 2014) che impedisce al Controllore di essere contemporaneamente e nella stessa persona il Controllato? Può il Presidente di un CdA essere allo stesso momento Direttore, che risponde al Presidente, e Presidente che dovrebbe controllare il Direttore? Che dici Carlo Emi’? “Chi è certo d’aver ragione a forza, nemmeno dubita di poter aver torto in diritto. Chi si riconosce genio, e faro alle genti, non sospetta d’essere moccolo male moribondo, o quadrupede ciuco. Eh già!

Ultimo atto: questa questione del fattaccio brutto degli affidamenti economici sopra i quarantamila euro. Anche qui la legge è chiara: nun se po’ fa! Se il fattaccio è vero, allora, parrebbe che gli affidamenti sono stati spezzettati in nove da diecimila per aggirare la disposizione normativa. “ Ma vòi mette’?! Nun sarà vero!”

E difatti, er problema, dopo l’ampio storico slalom che abbiamo testé scorso, perpetrato tra le maglie di una normativa che ad altri sarebbe stata imputata ante literam, cioè solo se vi fosse l’ipotesi di commetterlo il reato, mentre in questo caso è passato liscio come l’olio, er problema, dicevo, non è questo. Ma potete pensare che un artista come Corsetti sia così lucido e espertissimo manager da aggirare la legge di conversione del decreto “Sblocca Cantieri”?

Er problema sarebbe ed è, ancora una volta la testa del pesce che, come si sa, puzza sempre. Il Ministero che nei confronti di un Nazionale – come degli altri teatri pubblici della post riforma –   non dovrebbe esigere il rispetto, quantomeno, delle regole? E i Soci fondatori quali Roma Capitale e Città Metropolitana de Roma? E il CdA, che da più di due mesi è scaduto e, malgrado l’Avviso pubblico per la designazione dei nuovi componenti, non è stato ancora rinnovato? I Revisori? Tante teste, una testa.

E il povero Corsetti?  ‘Promosso’ dopo solo un anno di mandato al rango di consulente artistico, e nella pace e libertà dalle pastoie complesse di una Direzione di Teatro Pubblico, legge adesso Gadda e continua a ripetersi: “Quanno me chiammeno! … Già. Si me chiammeno a me… può stà ssicure ch’è nu guaio”.

@Giuseppe Dipasquale

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