E se Netflix ci salvasse?

Niente paura, non ho cambiato opinione. Il Teatro continua a non essere Netflix.

Ma qui non voglio parlare di teatro, ma di streaming e teatranti. Mi perdonerete questo antico termine dal gustoso sapore retrò, ma serve per indicare quella categoria di artisti che oggi è sul crinale della storia di questi ultimi mesi e rischia – con la sottile e malcelata soddisfazione di alcuni – l’estinzione quasi totale per asfissia economica.

Devo premettere che sono un assiduo divoratore di serie TV che Netflix, come altre società di distribuzione in streaming produce: “Stranger Things”, “La Casa de Papel”, “Orange Black” e decine di altre che sarebbe troppo lungo elencare.

Non è solo puro svago, ma mi incuriosisce per mestiere la capacità di costruzione delle sceneggiature, delle storie verticali e orizzontali, dell’uso particolare di time lapes, della bravura degli attori stranieri e via dicendo.

L’industria che hanno messo in moto questi streamig networks è impressionante. Si calcola che solo Netflix nel terzo trimestre 2019 ha una stima di 5,24 miliardi di $ di ricavi a fronte di 158 milioni di iscritti sulla piattaforma mondiale, di cui oltre 2 milioni solo su quella italiana.

Sono numeri che le Tv generaliste si sognano la notte. Nell’aprile dell’anno scorso NFLX annunciava un investimento in Italia di 200,00 milioni di euro per produrre film e serie tv nei successivi tre anni. Due le serie di successo Suburra e Baby, una di prossima produzione, ma interrotta dal Covid19, Luna nera. Insomma un’industria che si avvia ad essere, ma io credo che già lo sia, il nuovo cinema del futuro.

Gli attori impegnati nelle serie girate all’estero sono tanti e sono bravi, ma, cosa particolarmente speciale e vincente, non sono noti, non prima almeno di essere apparsi qui. E non parlo di Álvaro Morte e Jaime Lorente (rispettivamente “Il Professore” e “Denver” de La casa de Papel), che molti conoscevano nella serie Il Segreto, ovveroLucas Moliner e Elias Mato, ma di tutti gli altri che oltre ad essere dei bravi attori, e registi, avevano la qualità di non essere divi o personaggi di successo.

Qualcosa in Italia stava avvenendo ed è avvenuto con le soap o i serial di successo: Vivere, un posto al sole, Incantesimo, lo stesso Commissario Montalbano. Tuttavia la portata e la capacità di espansione di queste serie rispetto al prodotto Netflix, come degli altri streamig networks è molto limitata. I motivi sono tanti e articolati da potere qui riassumere. Basta elencarne uno, che è poi quello più paradossale: perché questi prodotti italiani non avevano la piattaforma streaming a produrle o a rilevarle. La stessa Casa di Papel nasce in sordina, e con ben poco successo, sulle antenne televisive. Solo dopo l’aggancio di NFLX diventa un successo planetario.

Bene, allora come potrebbe tutto ciò salvarci? Come il palinsesto degli stream net potrebbe risollevare dal baratro la popolazione attoriale e artistica del teatro italiano?

Proverò a spiegarla in maniera semplice rischiandone l’impopolarità.

Innanzitutto bisognerebbe chiedere ed ottenere dalla casa madre di mettere in programma il plot di una nuova serie, da girare l’anno prossimo, esattamente su quello che sta accadendo, il cui soggetto riguarda il mondo degli artisti teatrali del 2020 alle prese con la pandemia. Una storia tipo: Gli invisibili. 

Gli interpreti dovrebbero essere tutti quegli attori e attrici, registi, scenografi, costumisti tecnici ecc. veri, con storie vere, vissute nel periodo cruciale dell’emergenza pandemica. Condizione per il cast – e qui sta la proposta impopolare – nessun volto noto. Si comprende bene il perché: sarebbe gioco facile mettere su una serie e chiamare attori di successo: non farebbe altro che rimettere in atto ciò che normalmente avviene per i film e le serie televisive, ma lo spirito è quello di aiutare i tanti, i troppi che rischiano stavolta di non farcela!

Infine le locations: ça va sans dire, i teatri! La serie andrebbe girata all’interno degli stessi teatri, i tanti meravigliosi patrimoni che l’Italia, più di ogni altro paese al mondo, vanta come bene culturale materiale.  

Basterebbe una serie in sei o sette stagioni, con un impiego di migliaia di artisti attualmente disoccupati, per creare un trampolino verso il futuro.

A questo però due avvertenze.

La prima è che chi volesse rubarmi l’idea, sappia che l’ho già registrata e depositata con @copyright.

La seconda e più importante e che questa iniziativa deve essere portata avanti per conto di tutti da chi in Italia ha dimostrato di amare Netflix sopra ogni cosa… of cours! il Ministro Franceschini.

Dixi et animam levavi.                                                                            

@Giuseppe Dipasquale

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