Il teatro al tempo e dopo il Covid19

IL TEATRO AL TEMPO E DOPO IL COVID-19

In queste ore, da parte di moltissimi operatori del settore teatrale, registi, attori, organizzatori, agenti, ci si interroga su cosa potrà o dovrà succedere quando e se questa crisi pandemica finirà.

Le domande sono tante, come anche i dubbi e i rancori per una professione mai tutelata veramente dalle Istituzioni, ma anche, e questo viene con onestà riconosciuto dagli stessi, non protetta anche da chi questo mestiere lo ha perseguito da posizione strategiche.

Ora i nodi vengono al pettine. Soprattutto ci si pone una domanda su tutte. Perché tra le salvaguardie dei decreti Cura Italia o altri, la categoria è trattata peggio di un pariah (ovvero i fuori casta indù non degni neanche di essere toccati). Perché l’informazione delle Istituzioni, legittimamente orientata alla profilassi e protezione dei cittadini, non comprende mai il settore teatro tra quelli cui è destinata una strategia per la ripresa della produttività? E la Cultura in generale, come il Teatro in particolare, produttivi lo sono sotto diversi aspetti.

Certo in questo momento qualcuno solleva riserve sul solo tentativo di individuare soluzioni in pieno panico pandemico. Ma è proprio in questi momenti che invece ritengo si debba iniziare a prospettare un’uscita dalla crisi che per il settore è soprattutto economica.

E’ inutile girarci attorno: questa forzata chiusura ha messo e metterà il settore, specie nei gironi del teatro privato piuttosto che in quelli del teatro pubblico, a serio rischio di sopravvivenza se non di morte certa. Pertanto quello che non avrà potuto fare il virus, lo avrà fatto l’improvvisa e non protetta chiusura dell’attività.

Per questo abbiamo lanciato su Fb una piattaforma condivisa da oltre cento artisti, ed altri se ne aggiungono via via, per costruire una strategia di proposte concrete al fine di affrontare la luce oltre il tunnel che stiamo percorrendo.

Diverse ed interessanti gli spunti che ne stanno venendo fuori, non privi anche di una certa visone, come dire, estrema di ri-fondazione del teatro italiano:  l’ipotesi di un anno sabbatico da utilizzare con la circuitazione di spettacoli già prodotti,  rinunciando a nuove produzioni; riattivare il settore in coincidenza con il ripartire delle scuole; redistribuire le risorse ad un nuovo settore di ricerca mai attecchito in Italia, ovvero il teatro come disciplina scolastica obbligatoria; finanziamento privato per i teatri con totale detassazione per chi finanzia; ripensare ai meccanismi di produzione e di circuitazione degli spettacoli in Italia; indennizzi seri e mirati per gli artisti del settore. E via dicendo.

Su tutte un’utopia forse, ma alla portata dell’agire civile: una vera legge nazionale sul comparto teatrale (visto l’unanime disapprovazione dell’attuale in vigore) nelle forme di una proposta di legge di iniziativa popolare sul Teatro,  ai sensi dell’articolo 71, secondo comma, della Costituzione secondo il quale il popolo esercita l’iniziativa legislativa mediante la proposta, da parte di almeno 50.000 elettori. Utopia, forse, ma come qualcuno più autorevole ha affermato: l’Utopia serve per continuare a camminare.

@Giuseppe Dipasquale

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